Giornalista e professore universitario, Sergio Maistrello è tra le voci più autorevoli del mondo dell’informazione e comunicazione in Rete.

Sergio Maistrello

“Di là dalle idee, di là da ciò che è giusto e ingiusto, c’è un luogo. Incontriamoci là (G. al-Din Rumi)”. Che cosa rappresenta per lei questa frase?
Ogni mese (o su per giù) cambio immagine nella testata del blog e la accompagno con una citazione che mi ha colpito e in qualche modo è connessa con l’immagine stessa. Nel caso specifico mi è piaciuta per la forza evocativa nel guardare al di là delle rigidità mentali e delle sovrastrutture che condizionano le relazioni umane.

Si è da poco svolto “State of the Net 2012”. Di che cosa si tratta?
È la seconda edizione di una conferenza internazionale sullo stato della rete in Italia e nel mondo che si è svolta a Trieste in giugno e che ho fondato insieme a Beniamino Pagliaro e Paolo Valdemarin.

“Io editore tu rete” è il libro nel quale afferma che “ognuno di noi, libero di produrre, curare, diffondere contenuti, può a pieno titolo definirsi editore”.

Alla luce di queste considerazioni, chi sono oggi i professionisti dell’informazione e della comunicazione?
Io editore tu rete è il mio quarto libro, il primo uscito solo in ebook, per una collana di testi pensati per professionisti dell’editoria alle prese col digitale. I professionisti dell’informazione e della comunicazione sono, non diversamente dal passato, tutti gli operatori del settore che svolgono quest’attività in modo continuativo e organizzato, retribuiti per il loro lavoro. Ciò non toglie che oggi la rete abiliti anche non professionisti e non addetti ai lavori a pubblicare i propri contenuti, dunque a diventare editori di se stessi.

Sergio Maistrello State of the net

Che cosa insegna ai suoi studenti più che mai desiderosi di una formazione che sia al passo con i tempi?
Di immergersi nella Rete, imparando sulla propria pelle a diventare un nodo della Rete. Aprire un blog, creare presenze strutturate sui social network, investire sulla loro specializzazione elettiva, fosse anche una passione o un hobby, per acquisire le pratiche e l’esperienza necessaria. Non c’è altro modo di imparare, di certo non lo si impara sui libri. Raramente mi ascoltano, devo dire.

In che stato è il giornalismo italiano?
Pessimo. Arroccato su se stesso, in difesa di una tradizione che deve necessariamente evolvere. In realtà non esiste un solo giornalismo italiano, ma tanti, non si può generalizzare. Certo è che la propensione a sposare le opportunità digitali è, in media, molto scarsa.

Qual è il futuro dell’informazione?
Mi pare che non possa che essere roseo: più persone che mai in passato producono più informazione attraverso più canali. Il racconto della realtà oggi è molto più ricco e complesso. Io in questo vedo un’opportunità.

 

 

 

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